La parola Karunā deriva dalla radice sanscrita "kṛ" ovvero fare, agire. Questo ci sottolinea quanto la vera Karunā è un gesto concreto: chi la prova non si limita a sentire il dolore dell'altro, ma agisce senza chiedere nulla in cambio.
Oggi la parola compassione spesso e volentieri ha assunto un valore negativo venendo associata alla pena o alla pietà. Se cerchiamo più a fondo la possiamo intendere, invece, come la capacità di sentire il dolore degli altri e il desiderio sincero di alleviarlo.
Così, tra pratica e respiro, continuiamo il nostro viaggio tra le Dimore divine le quattro virtù per costruire pace e forza.